Markus Schulz parla di EDM, di trance e del suo nuovo album

Markus Schulz è reduce dall’uscita del suo “Watch The World”, un album doppio, incredibile, a due facce: una parte dance e una acustica, su Just Entertainment in Italia e su Coldharbour Recordings nel resto del mondo. Schulz è uno che non sta mai fermo. Viaggia, produce. È stata davvero dura raggiungerlo. Con la Schulz Music Group, la sua agenzia di booking e management, si occupa di gestire artisti giovani e talentuosi guidandoli per i loro primi passi nell’industria musicale. “Sento di essere responsabile per questi nuovi giovani e SMG mi aiuta a dare una mano a questi ragazzi”.

Screen-Shot-2015-11-03-at-1.59.07-PMIl management è fondamentale oggi per la riuscita di un buon lavoro.

“Oggi si trovano spesso produttori che fanno uscire una traccia con una label, poi con l’altra e con un’altra ancora. È difficile quindi investire tempo e denaro in qualcuno che non ti dà una esclusività. I membri di SMG hanno invece la passione e il desiderio di combattere insieme a me, al mio fianco: sono orgoglioso di tutti i membri di questa grande famiglia”.

Il prossimo passo, dopo l’uscita dell’album?

“Quello di sviluppare la mia figura di A&R e iniziare a fare dei remix. Ci sono molti progetti ancora in sospeso nati con l’elaborazione di ‘Watch The World’ e che mi piacerebbe riprendere in mano”.

Davvero quando eri giovane a scuola eccellevi nella scrittura creativa?

“Sì e i miei insegnanti mi incoraggiavano nel farlo, volevano che intraprendessi la carriera dello scrittore. Ma il mio primo amore era stato la musica, ed è così che ho iniziato ad inseguire il sogno di diventare un dj”.

Quando ti si è presentata l’opportunità di iniziare la carriera da dj seriamente cosa è accaduto?

“Mi sono allontanato dalla scrittura e ho iniziato a suonare. C’era da aspettarselo: quando sei giovane non c’è niente di più elettrizzante che giocare con equalizzatori e suoni. Ma ora è come se fossi ritornato alle radici, a quando ero un bambino La musica è la cosa più gratificante che io possa fare”.

Markus Schulz parla di “Watch the World”. E non solo 2Così è nato “Destiny”, con la voce incredibile di Delacey?

“A un anno dalla prima release, devo ammettere che sono commosso dal supporto che questo pezzo ha ricevuto. E il testo di questa canzone parla di me, di quando incontri qualcuno nella tua vita che ti ispira a tal punto che pensi che quell’incontro sia scritto nel destino. Il risultato di ‘Destiny’ mi ha dato fiducia e ho continuato a scrivere. ‘Destiny’ è la spina dorsale del mio nuovo album. Questo è un album iniziato con solo una penna in mano e un foglio di carta”.

Il tuo team ha organizzato dei full immersion di scrittura, tra Los Angeles e Bucarest, è vero?

“In queste due città è stata fatta la maggior parte della produzione. È durante queste full immersion che ho conosciuto la maggior parte dei cantanti che hanno poi preso parte all’intero lavoro. Ho voluto conoscerli meglio, di persona, uno a uno, per condividere storie personali e che avrei voluto raccontare con i miei testi nei miei pezzi. ‘Destiny’ e ‘Love Me Like You Never Did’ con Ethan Thompson sono nati proprio così”.

La trance è stata e sarà per sempre nel tuo cuore?

“Certo. Quando inizi a fare trance, ti innamori di questo genere, alle melodie, e non puoi abbandonarlo”.

C’è una differenza notevole però tra ‘Watch The World’ e il tuo album precedente?

“Ho iniziato questo percorso da vero cantautore, cioè non volevo realizzare solo le melodie e dei beat ma anche dei testi”.

Apprezzi anche altri generi musicali?

“I miei fan sanno che ho uno spettro molto ampio in fatto di preferenze musicali. Una mia serata tipica potrebbe passare dalla progressive alla deep, sino alla tech house e alla trance melodica, e dalla tech trance fino alla techno. Ma le melodie e i sentimenti che accompagnano la trance sono alla fine quelli a cui sono più legato”.

L’EDM è davvero il suono delle nuove generazioni?

“Chi come me fa parte del mondo dell’elettronica da sempre prova invidia. Questa esplosione ha creato vantaggi e svantaggi. L’EDM può essere considerata come un passaggio obbligato: è una moda di oggi, invita tantissimi giovanissimi a entrare in questo mondo, e questo è bellissimo. I festival si riempiono, e sempre più paesi stanno facendo esperienza di questi show spettacolari. L’EDM è stratificata: non è un genere bensì un insieme di elementi e non solo di musica ma di sensazioni, esperienze”.

Quelli che sono entrati nel settore durante l’esplosione dell’EDM come si interfacciano con i colleghi più esperti?

“Dipende. A volte col passare del tempo i gusti si affinano. Perché quando senti per la prima volta la musica da club pensi: ‘oh, wow, interessante'; ma dopo tre-quattro stagioni di ‘1, 2, 3 su le mani al cielo’ poi ti stanchi. I fan della trance dovrebbero essere molto orgogliosi della loro posizione, perché quest’onda chiamata EDM non li ha distratti da ciò che adorano e a cui sono rimasti sempre fedeli”.

A seguito del declino (nelle vendite) dell’industria musicale e all’impennata dello streaming, come sono considerate le produzioni musicali?

“Sono lo strumento di promozione più grande a disposizione, utile per attrarre le persone. Un tour per un album tutto tuo è lo strumento principe per promuoversi. È una celebrazione”.

Vivi da anni tra Miami e Berlino: non è un po’ scomodo viaggiare tra America ed Europa?

“Sono nato ad Eschwege, in Germania, e ho viaggiato per anni abitando in basi militari per seguire il lavoro del mio patrigno. A 13 anni siamo emigrati negli Stati Uniti, senza sapere neanche una parola di inglese, e ciò ha reso il mio percorso ancora più difficile. Dopo un periodo trascorso a Boston, e dopo aver mosso i primi passi da dj in Arizona, ho trascorso due anni a Coldharbour Lane, a Londra, un periodo fondamentale per la mia carriera musicale e per capire me stesso. Successivamente mi sono trasferito a Miami e lì ho compreso che quella sarebbe diventata la mia nuova casa. Quando la mia carriera ha iniziato ad evolversi a livello internazionale, ho deciso di prendere un appartamento a Berlino, e questo significava suonare in Europa almeno per due weekend consecutivi riducendo lo stress da viaggio e il jetlag. Amo vivere in entrambe le città, per molte ragioni. Quando sono tornando a Londra ero consapevole del fatto che se la mia carriera si fosse consolidata, per motivi logistici avrei avuto la necessità di stare sulla costa orientale. In più amo vivere al caldo, e per questo la scelta di vivere a Miami è stata naturale”.

Markus Schulz parla di “Watch the World”. E non solo 4Qual è la cosa che ti piace di più di Miami?

“Quando c’è la Miami Music Week, ogni anno, ovvero quando ho la sensazione che tutti i producer e i dj del mondo siano in Florida a trovarmi nel patio di casa. L’aria che si respira a Berlino invece è unica e probabilmente è grazie anche al clima di questa città che ho sviluppato le mie sonorità techno negli scorsi anni”.

Tutto ciò che fai oggi è prodotto con Logic e Ableton Live?

“Quando viaggi così tanto, vuoi che il set-up sia semplice ed intuitivo. Ho un laptop con Logic e Live, che uso per produrre ‘on the road’. Live permette di mettere insieme loop e sample in modo veloce e lo uso anche per il mio radio show, per creare mash-up e altro. Poi esporto le mie idee su Logic e lì sviluppo con ulteriore creatività suoni ed effetti. Sono cresciuto con Logic e quindi per me è il programma per eccellenza. I miei VST preferiti sono Sylenth1 e Spire. Per ‘Watch The World’ però ho voluto coscientemente usare più strumenti tradizionali, come le chitarre. Anche se nel mix non si sente, c’è sempre una chitarra nascosta o un pianoforte perché solo così sono riuscito ad ottenere quelle sonorità che mancano in molti miei lavori precedenti. Gli strumenti reali scaldano il risultato finale ed è così bello”.

Cosa pensi dei dj che suonano in coppia?

“Io suono regolarmente con lo pseudonimo di New World Punx insieme a Ferry Corsten e dalla prospettiva del dj dico che è incredibilmente divertente suonare in coppia. Insieme a Ferry ho fatto dei back to back senza precedenti, abbiamo ricevuto critiche positive da Armin Van Buuren e da Gareth Emery. Le notti passate insieme a Ferry sono state una sfida, per entrambi: trovare la traccia perfetta, che si mixasse con ciò che l’altro dj ha scelto, non è mai facile. La certezza che il suono si unisca perfettamente, armonicamente e ritmicamente, a quello che Ferry sceglie non è mai assoluta. Volevamo creare insieme un sound coerente con il clima di una serata e di mantenere sempre lo stesso stile e pensiamo di esserci riusciti. Incoraggerei tutti i dj a provare a suonare in coppia. Solarstone e Giuseppe Ottaviani lo fanno con il progetto Pure NRG, Andy Moor e Lange hanno fatto show insieme sotto lo pseudonimo di Stadium Four. Sono molto interessato anche a quello fanno Eric Prydz e deadmau5”.

Come sviluppare il progetto New World Punx se Ferry Corsten abita in Olanda?

“Le nuove tecnologie permettono questo e altro. Possono passare mesi senza vederci ma ci sentiamo regolarmente online, via Skype, via Whatsapp o via email. È un continuo di scambiarsi idee, tra noi, per produrre nuova musica e ovviamente per organizzarci in studio o nei live: c’è una grande intesa tra Coldbarbour e Flashover, c’è un ponte tra Miami e Rotterdam. Ferry è una delle menti più geniali e creative della nostra generazione. Se potessi trasferire parte del suo cervello nel mio, sarebbe bellissimo. E quando vedi così tante persone divertirsi a uno dei nostri spettacoli, allora capisci che la persona che è con te alla consolle è quella giusta”.

Come immagini il mondo dell’EDM nei prossimi anni?

“Se sei un produttore e improvvisamente produci una hit, in una notte diventi una superstar. Per sfruttare al meglio un brano, il produttore verrà catapultato in un tour dove la gente si aspetterà molto da lui: esibizione senza sosta e con grande esperienza, e non importa se è la prima volta che vai su un palco in tutta la vita. Molti imparano a fare i dj in questo modo: facendolo direttamente davanti a migliaia di persone. Proprio per questo motivo penso che l’arte di stare di fronte a un pubblico e fare quello che questo desidera, adattandosi al mood e alla reazione di quel preciso istante, sta sparendo. La cosa mi rattrista. Sono cresciuto in un’era in cui Larry Levan e Tony Humphries ispiravano generazioni di dj con la loro bravura e la loro abilità nel creare un viaggio diverso ogni notte. Ci sono così tante persone che hanno dedicato la propria vita nell’investire nella scena, grazie all’arte del djing. Sarebbe un peccato se questa arte non fosse riconosciuta dalle nuova generazione”.

I ragazzi che stanno iniziando ora, o chi sta vivendo il grande sogno della propria vita, rischia di non innamorarsi di quest’arte? Rischia di focalizzarsi sulla cornice e non sul quadro?

“Il rischio c’è. Le nuove leve iniziano a esplorare questo mondo rendendo il proprio set speciale. Spero anche che finisca presto la tendenza di far diventare i festival una sorta di nightclub. Bisognerebbe fare un passo indietro ed esaminare come molti dj siano diventati un’attrazione in tutto il mondo negli ultimi anni. Ma la parte più interessante per me sarebbe vedere quanti di questi faranno ancora questo mestiere tra dieci anni”.

A volte essere freddi sul proprio operato è impossibile.

“Quando lavori su qualcosa, hai sempre la sensazione che sia la cosa più grande su cui tu abbia mai fatto. È così anche per quello che avverto in relazione al mio ultimo album, in cui ho messo cuore e anima, in cui ho raccontato la mia vita, le mie storie. Spero che raggiunga il cuore di chi vuole ascoltarmi”.

Autore: Riccardo Sada
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