Just Entertainment: gli uffici a Milano, la testa a Londra.

Just Entertainment: gli uffici a Milano, la testa a Londra.

 

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Negli Stati Uniti il “Man in black” era uno solo, il leggendario Johnny Cash. In Italia, negli ambienti della dance music, quell’appellativo se l’è guadagnato Sergio Cerruti, trentanovenne dj e produttore che da poco più di dieci anni è alla guida di un’etichetta discografica, JE | Just Entertainment, che si è subito conquistata spazio grazie alle produzioni del partner e amico Claudio Coccoluto (che tuttora collabora con lui) e a pezzi comeDu what u du (firmato da Yoshimoto e Andy Caldwell) e “The creeps” (successo dance in Inghilterra per Camille Jones vs Fedde Le Grand).

Al tramonto del 2014, forte di nuovi successi discografici come la compilation “Tomorrowland” (espressione del celebre festival EDM che si tiene in Belgio) e di licenze di etichette come la Toolroom Records del dj inglese Mark Knight, più che alle celebrazioni Cerruti pensa a un “rebranding” e a un riposizionamento sul mercato. “Anche se aderisco all’AFI, in Italia mi sento un po’ un dissidente discografico perché le mie idee sono molto più vicine a quelle dei miei colleghi europei”, spiega. “Compiuti i dieci anni, ho voluto fare un reset all’azienda, ricominciare da capo portandomi in dote l’esperienza acquisita. Ci sentiamo un po’ come degli highlander della dance: quelli che ballavano quando io ho cominciato a mettere i dischi nei locali ora alla sera stanno in casa con moglie e figli. E quelli che sono arrivati dopo magari neanche mi conoscono. Tutti abbiamo fatto degli errori, e negli anni abbiamo perso delle grandi occasioni: in Italia abbiamo inventato la dance e ce la siamo fatta scippare dagli americani… loro l’hanno rivestita e reimpacchettata, chiamandola EDM e speculandoci sopra. Per questo oggi dobbiamo ragionare in maniera diversa, e muoverci in un’ottica internazionale”.

Abbandonare la mentalità provinciale è uno dei chi11128709_10206820132248334_1801987607_nodi fissi di Cerruti e della sua azienda che, sottolinea, “ha di per sé una natura ibrida: la ‘mother company’ che ci controlla ha sede in Inghilterra, e per il collecting ho persino revocato il mandato alla SIAE affidandomi alla PRS britannica. Però abbiamo uffici a Roma e a Milano: dove diamo lavoro non solo a italiani ma a giovani dalla mentalità europea che spesso arrivano da altri Paesi”. E che a Milano cominiciano a popolare la JE | Just Entertainment e la sua “War room digitale”: “Oggi”, riflette Cerruti, “bisogna confrontarsi sul piano internazionale con corazzate come la Spinnin’ Records, la Armada o la stessa Ministry of Sound. Strutture sempre meno caratterizzate da esperti di musica e sempre più da professionalità che ruotano intorno al mondo dei media e dell’Information Technology. Io ho voluto fare lo stesso: circondarmi di gente specializzata nel SEO (la Search Engine Optimization), nel social media marketing, nella pianificazione di campagne online. Nella nostra ‘War room digitale’ milanese, che si occupa di tutte le priorità di un’etichetta digitale indipendente del 2015 – dal copyright tracking alla gestione dei cataloghi online e alla web brand reputation – sette persone su dieci non hanno un background musicale”.

“La struttura”, spiega Cerruti, “è ancora in fase di rodaggio perché ha acceso i motori nel mese di agosto e stiamo ancora finendo di selezionare l’organico. E anche in termini di artisti e cataloghi la nostra campagna acquisti non è ancora finita: oggi siamo orgogliosi di rappresentare in esclusiva sul territorio nazionale Dimitri Vegas & Like Mike, i due dj fiamminghi incoronati da poco numeri uno al mondo dalla rivista inglese DJ Mag, ed entro fine anno puntiamo a chiudere un altro label deal importante. Nel 2015 contiamo di continuare a crescere a doppia cifra, con l’ambizione di acquisire una quota di mercato sostanziosa nel settore della dance”.

Che per JE | Just Entertainment non è territorio di caccia esclusiva. “Infatti. Abbiamo lanciato due singoli come “Remember it’s you” di Paolo Ortelli e Marco Mazzoli di Radio 105 e “Me ne voglio andare” di Cece MC & Spankers feat. Michelle Lily perché amiamo essere trasversali. Svariamo dalla deep house all’EDM, dall’elettronica alla minimal techno, fino alla pop dance. Con la musica mi piace giocare, cogliere i cambiamenti e possibilmente anticiparli”. Lavorando come se fuori dalla finestra ci fosse il Big Ben invece della Madonnina. “Da noi si respira un’aria internazionale. Siamo a Milano, ma è come se fossimo a Londra”.

 

 

Autore: JustAdmin
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