Ma chi è Mauricho?

“Rame”, il primo singolo del nuovo progetto Mauricho made by JE | Just Entertainment. Un tool pensato per il dance floor che strizza l’occhio alle radio, grazie anche ad un riff di fiati in puro stile gitano. Il brano ha riscosso ottimi feeds all’IMS 2017 di Ibiza proponendosi come strumento essenziale per i dj in merito alla nuova stagione. Abbiamo fatto due chiacchiere con Mauricho.

Come sta cambiando la tua vita da produttore (se sta cambiando), con l’approdo in JE?

“Lavorare a tempo in pieno in un ambiente dove si respira musica mi sta dando la possibilità di recepire e conoscere tutti gli aspetti che ruotano attorno alla realizzazione di un disco, aspetti che possono sembrare scontati, che sono invece alla base di un prodotto di qualità”.

Cosa hai prodotto ultimamente, oltre a “Rame”? Hai in cantiere già cose nuove?

“‘Rame’ è un vezzo, diciamo l’ora di ricreazione dove poter pasticciare e divertirsi, in realtà lo studio si muove verso direzioni molto più ambiziose, abbracciando la branchia del sound design, producendo sigle per programmi tv, radio e spot, (non per ultimo Lo Scherzo Perfetto – Mediaset) un lavoro che può sembrare molto semplice ma in realtà non lo è”.

Identifichi il tuo stile musicale con un nome ben preciso?

“Dance, in tutte le sue declinazioni. Io amo la musica, quindi tutto ciò che possa avere un motivo o un messaggio che possa incontrare i miei gusti, trova spazio nella mia borsa dei dischi o più semplicemente nella mia playlist di Spotify”.

Che genere ti piace?

“Sono fortemente condizionato dal sound anni ’80, quindi tutto ciò che strizza l’occhio a quella decade diventa di mio piacimento”.

 

 

Cosa pensi della collaborazione con JE?

“Penso di essere fortunato a lavorare in un team e in un ambiente che sviluppa e realizza progetti d’intrattenimento a 360 gradi”.

Attualmente chi sono i maggiori influencer nel mondo della dance?

“Per quanto mi riguarda in questo momento sono fortemente influenzato dal sound dei Major Lazer, mi piace tanto e lo trovo vincente. Penso che tutto ciò che venga prodotto in America abbia una marcia in più”.

Come pensi si evolverà il suono all’interno dei grandi eventi?

“Nel 2013, Chuckie al Tomorrowland ci ha regalato un momento epico insieme a Slash dei Guns, il futuro me lo immagino così, contaminato”.

Techno o house?

“Oggi rispondo techno”.

Qual è il tuo obiettivo?

“Affermarmi come produttore è il mio obbiettivo. C’è tanto spazio ancora per la musica, trovare la mia strada inseguendo una passione resta la mia ragione di vita”.

C’è un artista a cui ti ispiri o che stimi particolarmente? Perché?

“Sono tanti gli artisti che stimo, per aspetti e sfumature differenti, in modo particolare Moby, mi ha sempre colpito il suo approccio asettico al componimento. Alla ricerca del suono, un vero Signore”.

Qual è il tuo disco preferito in assoluto? Per quale motivo?

“Sono due: ‘I Want It All’ dei Queen per potenza, musica e per un valore affettivo che nutro verso Freddy Mercury, e ‘L’Amour Toujurs’ di Gigi D’Agostino che mi ha contagiato da piccolo”.

A quando risale la tua prima esperienza in studio?

“Nel 2009, un esperienza scioccante. Vedevo un miriade di strumenti e hardware di vario tipo, io comunque resto un fan del tastiera & mouse”.

A quando risale la tua prima esperienza dal vivo?

“Dicembre 2007, un locale di provincia che negli anni ’90 era molto importante, probabilmente adesso non esiste più, non la ricordo come un esperienza bellissima. Pensavo che fare il dj significasse fare la propria musica, invece come ho riscontrato nel tempo molti vedono il dj come un tecnico, un personaggio che sa usare la consolle e che suona quello che piace al titolare del locale”.

Autore: Riccardo Sada
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